28.1.10

28 maggio- 2 giugno: Bretagna Misteriosa con Anna Maria Mandelli per i Viaggi di Aestene

Nelle lande fiorite, laghi e acque vive ad ogni svolta di sentieri segreti… Le ombre di Mago Merlino, di Viviana e di Lancilotto ci accompagnano. Broceliande, foresta santuario ai tempi dei Celti, conserva ancora i suoi incantesimi… Nel Val senza retour, la Vallata senza ritorno, le sue rocce rosse e le sue acque profonde appartengono a Morgana… Barenton, nel cuore dei boschi, anima antica della leggenda preserva ancora l’eco dei passi dei druidi, del galoppo del Cavaliere Nero e degli incantesimi di Merlino Al castello di Comper, davanti la vecchia fortezza rossa, la bianca figura di Viviana nel suo castello di cristallo veglia nelle profondità del Grande Stagno e forse attende il ritorno di Lancilotto. Eterno ed immutabile rinnovamento della leggenda, il Graal irradia infine a Broceliande, nella mura della chiesa di Trehorenteuc. I suoi megaliti millenari…. il suo diavolo che ci attende in chiesa… i cavalieri Templari… ed infine la nostra piramide di Luce, MONT SAINT MICHEL! Inizia la nostra avventura nei luoghi dove il vento non cancella le fiabe, dove i nostri sogni trovano lo spazio per esistere e noi con loro….E non finisce qui!

Programma di viaggio:
28 maggio: partenza con volo diretto su Parigi CdG, Blq- Cdg 12.30- 14.15 ( anche da MXP)
Trasferimento in pullman o minvan verso la cittadina di Chartres, visita alla cattedrale e labirinto e se possibile alla cripta, cena libera e pernottamento.
29 maggio: partenza per la Bretagna destinazione Brocéliande con base a Paimpont.
Inizio alla scoperta dei luoghi di leggenda.....
30 maggio: la fontana di Barenton; la tomba di Merlino; castello di Comper e la Dama del lago; Tréhorentuc, chiesa del Graal
31 maggio: castello di Trécesson; Campénéac e il suo diavolo
1 giugno: giornata dedicata ad un luogo sacro ed energetico: Mont Saint Michel
2 giugno: In viaggio verso Parigi e volo di ritorno per l'Italia. Cdg- Blq, 21.05- 22.30



Il programma potrebbe subire delle variazioni indipendenti dalla nostra volontà.
Il pacchetto comprende:
Hotel e prima colazione con sistemazione in camera doppia. Supplemento singola.
Transfer in pullman con autista o minivan dall' arrivo in Francia.
Guide culturali: Anna Maria Mandelli e guida francese in loco
Fascicolo speciale ed inedito di Anna Maria Mandelli
Assicurazione di viaggio
Non è compreso: i pasti, le mance e le proprie spese personali.
IMPORTANTE:
Il volo aereo non è compreso nel prezzo vista la diversa provenienza delle persone e il diverso momento di prenotazione del viaggio, ma su richiesta e previo acconto siamo disponibili all' acquisto del biglietto. Ci saranno sicuramente un gruppo in partenza da Milano e un gruppo in partenza da Bologna con gli orari sopra specificati.



Chi provenisse da un altro areoporto l' importante è trovarsi a Parigi Charles de Gaulle alle ore 14.30/ 15.00
Per maggiori informazioni: info@aestene.com, 335.160.62.72, www.aestene.com

13.1.10

India: Havelock e le isole Andamane, un angolo di paradiso

L' India o si ama o si odia, non credo ci sia una via di mezzo. Avendo fatto il bis in un anno credo che sia chiara che per me che ogni esperienza in questa terra è sempre un grandissimo arricchimento a livello culturale, sociale personale.
Il viaggio delle feste invernali dopo diverse tappe intermedie ci ha portati a raggiungere le Andamane, lontane isole che si trovano più vicine al sud-est asiatico che all' India, ma che di quest' ultima conservano le tradizioni e la lingua. Abbiamo raggiunto Port Blair, capitale delle Andamane con un volo dell' AirIndia delle 7 del mattino ed il mio consiglio, da subito, è quello di prenotare prima possibile i voli, perchè risultano essere molto cari, come il nostro a/r che è arrivato a costare più di 400 euro. A parte questa discreta spesa, che credo sia uno dei primi motivi di non affollamento turistico, arrivati a Port Blair alle 9, abbiamo dovuto aspettare il traghetto delle 14, attesa che ci è stata resa più piacevole grazie al fatto che avendo avvertito il nostro hotel ad Havelock, la nostra meta finale, ci avevano organizzato il transfer e la sosta per queste 4 ore in una piacevole struttura sul mare dove abbiamo potuto riposare e mangiare.
Il nostro traghetto, se così si può chiamare, era una caratteristica nave, più mercantile che passeggeri, il North Passage, alla fine piacevole nella sua autenticità, e che ha impiegato 2 ore e mezza, per farci raggiungere la nostra sognatissima meta paradisiaca: l'isola di Havelock.
Forse Havelock è la più turistica delle Andamane, se si può parlare di turistico. Arrivati nell' isola si è subito "schedati", quindi va tenuto sempre ben a portata di mano il permesso speciale che viene rilasciato in areoporto appena sbarcati, perchè in questo ( e poco altro) gli indiani sono molto fiscali. Abbiamo quindi proseguito alla volta del nostro "resort" prenotato già dall' Italia visto il periodo e trovato cercando in internet tra le varie opportunità: il Wild Orchid.
Ogni spiaggia dell ' isola è chiamata con numero e il nostro hotel si trovava proprio alle adiacenze della spiaggia n. 5, per chiarire quella orientale dell' isola, e a 10 minuti da porto.
Il Wild Orchid si sviluppa interamente vicino alla strada ed è composto da due zone, una delle quali di nuovissima costruzione e dove si trovava anche il nostro cottage, così nuovo, che le rifiniture dovevano ancora essere ultimate. Al centro si trova la zona di accoglienza e il ristorante " Red Snepper" direi il più famoso e migliore di tutta l' isola, visto che ogni sera era pieno e bisognava sempre prenotare. Le attività che si possono fare nell' isola sono svariata ma principalmente dedicate alla vita di mare; il mio consiglio è quello di noleggiare una moto o uno scooter il cui prezzo varia dalle 250 alle 300 rupie al giorno, e con questo girare i 20 km di strada percorribili che portano o alla meravigliosa spiaggia numero 7 o alla parte più a sud dell' isola, la più selvaggia e la più autentica, dove ancora gli abitanti vivono a ritmi lenti e naturali, coltivando la terra ed allevando gli animali. Come viaggiatrice credo che sia giusto rispettare questa popolazione che non è ancora assolutamente abituata al turismo e che forse ci vede come dei colonizzatori o invasori delle loro terre: quindi invito al rispetto per queste tradizioni e per far si che l' isola mantenga questa sua autenticità. La spiaggia indubbiamente più bella e strepitosa è la n. 7, Radhanagar beach, una larga striscia di sabbia bianca lunga 4 km con un mare che sembra la più grande piscina mai vista. Per chi ama camminare vale la pena proseguire fino alla laguna verso la parte finale della spiaggia, dove la barriera corallina crea il luogo ideale a chi oltre che prendere il sole, vuole scoprire la fauna marina di questo mare: bastano poche pinnate ed ecco che si apre il mondo incantato dell' acquario delle Andamane con pesci pappagallo, pesci luna, pesci palla e tatissimi altri. Ma lo snorkeling è niente se paragonato alle immersioni possibili da fare attorno all' isola. Ci sono numerosi diving center in tutta l' isola, ma noi ci siamo affidati al diving vicino al Wild Orchid, il Bubble Andaman, e lo consiglio assolutamente per professionalità e gentilezza. Per me è stata la seconda esperienza in immersioni e ho preso il DSD, Discovery Scuba Diving, del Padi che ha incluso la lezione teorica, pratica e ben due immersioni. Non mi dilungo nell' emozionante descrizione di questa esperienza fatta nell' Elephant Beach, spiaggia raggiungibile via barca oppure con una passeggiata in mezzo alla vegetazione di 40 minuti. Il mare era come un lago, l' acqua calda e i fondali spettacolari, con una quantità di pesci, di colori e di silenzio meditativo: un' esperienza unica che fa conoscere le profondità di un mondo che avevo visto sempre solo dalla superficie.
Se tornassi ad Havelock prenderei anche il brevetto OPEN WATER, 4 giorni full-day, ma almeno le immersioni si fanno in mare e non in una piscina. A parte quindi l' inaspettata esperienza sottomarina, non aspettatevi ad Havelock centri cittadini con vie di negozi: il villaggio attorno al quale ruota tutto, oltre che ovviamente il porto, è il villaggio numero 3, dove potete trovare negozietti che sono più che altro mini supermercati stipati delle cose più disparate, un grande mercato con frutta e verdura, qualche negozietto di souvenir e qualche cucinetta con ottimi pakora e samosa, tipiche frittelle alle verdure, oltre che dove affittare la vostra moto. Giusto nella via che porta dal villaggio al Wild Orchid c' è un negozio che attira tutte noi donzelle e lo si nota perchè per ordine e gusto si differenzia da tutti gli altri: mi sembra che sia chiami Seven Heaven e lì potrete trovare una gran scelta di vestiti, short, parei di tutti i colori, e i tessuti in India si sa che sono ottimi.
Dovete sapere che le Andamane essendo più vicine alla Thailandia, ma avendo l'orario dell' India, vi faranno cambiare parecchio i ritmi giornalieri, tanto che alzandosi alle 6 o alle 7 il sole era già ben alto e calava verso le 5 del pomeriggio. Questo influiva anche sull' ora dei pasti e il ristorante per cena apriva alle 18: e vi assicuro che ce ne era di gente a mangiare a quell' ora perchè è come se fossero state le 8 di sera,
Quindi non stupitevi se vi viene da mangiare "con le galline" perchè è capitato a tutti. Il miglior ristorante dell' isola come avevo preannunciato è il Red Snepper all' interno del Wild Orchid: si vede che c'è un tocco europeo già dal menù ma soprattutto anche dalla pulizia e dall' ordine. Le specialità sono il pesce, la carne, ma non mancano piatti vegetariani e pasta fatta in casa. Consiglio viviamente di provare il Biryani, riso speziato indiano, il millefuille di verdure con pane all' aglio, la pasta fatta in casa, tanto buona da piacere anche a noi italiani, oltre che tutti i piati di pesce assolutamente freschissimi. Anche il ristorante sopra il centro diving del Barefoot al porto è stato una piacevole scoperta, tocco europeo e menù vastissimo, internazionale e per ogni palato. Dal punto di vista economico direi che oltre per il volo che è un pò caro, nell' isola non si spende molto, con una media di 3000 rp per notte, si trova già una bella sistemazione, pulita e decorosa, le cene possono girare attorno alle 1000 rupie in due persone, ovviamente nei ristoranti che vi ho descritto sopra quindi i migliori dell' isola. Ovviamente è un posto che consiglierei a chi ama la natura incontaminata e selvaggia, per chi non è solo alla ricerca delle comodità, ma dell' autenticità di un luogo che grazie a Dio non ha ancora subito il turismo distruttore di massa. Per chi ama vedere tanti animali, tanti paguri, tanto granchietti, libellule, pappagalli e can che vivono liberi nel loro ambienti, o elefanti, mucche e caprette che sostengono uomini che hanno capito che il rispetto degli esseri viventi è fondamentale. E questa come sempre è una delle cose che più mi ha coltipo e sempre mi rimarrà nel cuore dell' India.
Natalia

5.10.09

Eco Hi Hotel, Nizza, Francia

Oltre a viaggiare per il mondo ogni tanto amo scoprire anche hotel strani ed originali che i designer tra i più geniali del mondo costruiscono ed arredano: i design e i boutique hotel. Nel breve soggiorno a Nizza ho trovato l' Hi Hotel mentre cercavo una sistemazione che tenesse conto dell' ambiente e dell' ecologia del nostro pianeta. L' Hi Hitel si trova in Avenue des Fleur, una laterale di Rue Gambetta, una delle strade che porta direttamente alla lunga passeggiata di 4 km che costeggia il mare. L' Hi Hotel si trova all' interno di un tipico palazzo della città che nasconde ciò di più strano e colorato abbiate mai visto: fucsia, verde e azzurro sono i colori che primeggiano tra forme avveniristiche e arrotondate, ambienti tra fantasia spaziale e una stanza da giochi per bambini. Nei 7 piani dell' hotel ci sono circa una settantina di camera, all' ultimo piano una piscina che sembra un enorme vaso da fiori mentre al piano terra un hammam e un piccolo giardinetto dove assaporare una deliziosa, ma troppo cara colazione anche se tutta biologica disposta come all' interno di una cabina d' aereo.
La nostra camera era ultra moderna, e quando dico ultra non esagero: una piattaforma di legno dove era disposto il letto, una tv al plasma e mini salottino che dava direttamente sulla doccia. Il mio consiglio è informarsi bene sulla stanza perchè alcune sono veramente piccole e si potrebbe rimanere delusi. Hi Beach, la spiaggia dell' hotel si trova a 5 minuti a piedi scendendo rue Gambetta verso il mare; vale anche per la spiaggia la stessa filosofia: modernità ed ecologia, ombrelloni azzurri, alcune dalle forme di fungo, e mangiare bio. D' estate non manca mai il Sushi. Per finire che dire di più ....se volete veramente vedere un hotel originale questo è il posto giusto, un pò meno giusto per il portafoglio perchè costa caro, e colazione e garage no sono inclusi. Ma ogni tanto un pò di pazzia ci vuole....


1.10.09

India: Viaggio in Rajastaan. Prima puntata

Fino a pochi anni fa non avrei mai pensato di avventurarmi in un viaggio in una terra così unica, speciale e paradossale come l’ India. Il destino della vita mi ha portato nel cammino della terra spirituale per eccellenza o per lo meno ciò che di quel mondo così unico ne è rimasto. Un solo viaggio in India è come l’aperitivo in un lungo banchetto: ti serve per capire se la ami o se la odi, perché così è, non esiste la via di mezzo. Sento di averne sentito il sapore di questa terra così caotica ma armonica e dai mille colori su uno sfondo grigio. Il nostro viaggio è iniziato da Delhi, siamo arrivati il 10 di agosto al mattino presto con un volo abbastanza confortevole dell’ Airindia: se non altro per chi è vegetariano come me il cibo sulla compagnia indiana è favoloso e soprattutto rispettoso delle scelte alimentari. Il nostro autista, trovato attraverso internet dall’ Italia con una piccola agenzia indiana, era lì pronto ad aspettarci e ci avrebbe accompagnato nel giro di due settimane per il Rajastaan, la regione a est di Delhi che arriva fino al confine con Pakista: Pal questo il nome del nostro driver, 36 anni e di Delhi, pancetta e faccia scura e simpatica, sarebbe stato il nostro nuovo compagno di viaggio.
Il primo impatto con l’ india e con Delhi è avvenuto proprio nell’ ora di punta del lunedì mattina, con tutta la gente che correva al lavoro, suonando clacson all’ impazzata, su macchine marcate Tata o tuk tuk gialli neri. Come ti guarda la gente quando vede che sei straniero, forse quella sensazione che probabilmente vivono loro quando si trovano in Italia, diversi da noi per colore della pelle.Dall’ Italia avevamo prenotato anche l’ hotel, Park Hotel di Delhi, vicinissimo al centro della città in una struttura enorme e un po’ fatiscente ma con interni di gran gusto e design come devo dire piace a noi. Ovvio che la smania e l’ eccitazione hanno avuto la meglio sulla stanchezza e sul fusorario e dopo poco siamo partiti alla scoperta
della città insieme al nostro fidato Pal. La prima impressione del centro? Un caos allucinante, privo di logica e di senso, tra mucche, macchine, tuk tuk e gente dappertutto. Ovviamente da bravi europei abbiamo chiesto a Pal di portarci nel centro di Delhi e siamo stati lasciati presso il mercato tibetano, assolutamente da vedere e con cose bellissime da comprare, ma di centro città, con zona pedonale, vie alberate e ordine neanche l’ ombra. Dopo 30 minuti, camminando in questa turbolento caos cittadino abbiamo alzato bandiera bianca e dopo una mia caduta, inciampando su uno pseudo marciapiede abbiamo deciso di trascorrere il resto della giornata nel nostro bell’ hotel, pranzando con curry thailandese e pollo tandoori. Finalmente la sera ci siamo armati di coraggio e abbiamo preso un taxi a caso per fare un giro, almeno in macchina della città, visto che il giorno seguente saremmo partiti alla volta di Agra. Il nostro nuovo driver della serata era un sick, riconoscibile dal trubante, un signore simpatico e vivace, che dopo un po’ ci ha mostrato tutte le foto della sua famiglia. Cercando di abituarsi al loro inglese indianizzato ci ha portato nei luoghi più caratteristici della città, dal forte e all’ india gate, abbiamo fatto due foto veloci, sempre ancora scioccati dal caos, e poi via a dormire, pronti per la vera partenza del viaggio. Dalla stanza del nostro hotel potevamo vedere il parco astronomico, una serie di strutture tinte di rosso che servivano per non so quali calcoli astronomici e solari. Il mattino seguente neanche da dire che siamo scesi in ritardo all’ appuntamento con Pal: ci aspettavano alcune ore di viaggio per arrivare alla città di Agra, che ancora si trova nell’ Uttar Pradesh, ma dove avremmo visto una delle 7 meraviglie del mondo, il Taj Mahal, fatto costruire dal marajà in ricordi della sua amata moglie: insomma una bellissima tomba. Abbiamo subito capito il motivo per cui in India 100 km si fanni in due ore: per la strada c’è di tutto, dai cammelli, alle mucche, ai carretti e neanche l’ autostrada migliora. Il massimo della velocità che puoi fare è 90 km/h anche perché da un momento all’altro possono attraversare delle mucche ed essendo sacre non puoi certo rischiare di ammazzarle. Arriviamo ad Agra attorno alle 12, in un hotel molto carino, il Gran Imperial anch’ esso prenotato dall’ Italia e con un ottimo rapporto qualità prezzo, il gran Imperial. Ne approfittiamo per rilassarci un po’, riposarci e fare arrivare un orario in cui il caldo non fosse così fastidioso. La nostra meta pomeridiana era il Fort e ovviamente il Taj Mahal. Il problema dei primi giorni, quando si va in oriente è il fusorario, quindi anche ad Agra sentivamo ancora la pesantezza della stanchezza e la diversità di clima Sicuramente il forte nella sua grandezza e maestosità ci ha colpiti, ma mai quanto la bellezza del marmo bianco e delle pietre incastonate nel Taj Mahal che come un prezioso gioiello si stagliava nella sua lucentezza in un cielo grigio e piovoso. Che stupore e quante foto da cartolina! La ciliegina sulla torta della giornata è stata la deliziosissima cena indiana che ci siamo concessi all ‘Oberoi Villa, un hotel a 5 stelle, dove dormire era ovviamente impensabile, proprio al lato del Taj Mahal, ma a cena è assolutamente accessibile. Il mio tali vegetariano, ossia un menù completo dal riso alle verdure, fino al dolce, era sublime e talmente abbondante da mangiarci quasi in due. Fatepursikri è stata laprima fermata del nostro terzo giorno di viaggio, dove abbiamo dedicato la mattinata alla visita del forte sotto un sole cocente e un caldo quasi insopportabile. La nostra guida indiana ci ha portato anche nella parte più lontana dove si trova la maestosa porta degli elefanti e una torre veramente originale: anche se faticoso non si può di certo perdere. Nel pomeriggio siamo arrivati a Jaipur, la prima vera città del Rajastaan, chiamata la città rosa per il colore delle sue case e dei suoi palazzi. Non avendo prenotato nessun hotel ci siamo affidati alla mitica guida Lonely Planet, la bibbia del viaggiatore e dopo varie peripezie abbiamo deciso di alloggiare in un antico palazzo, un heritage hotel, all’ interno di un parco con scimmie, pavoni e scoiattoli, e un po’ fuori dal centro cittadino, il Narain Niwas. Dalla stanchezza del viaggio e della giornata non abbiamo fatto altro che andare a mangiare nel ristorante dell’ hotel, in questo parco dai mille rumori di animaletti che scorazzano liberi, come del resto accade in tutta l’ India: comunque ance qua ottimo cibo e ottimo rapporto qualità prezzo, allietati durante la cena da balli tipici del Rajastaan e spettacolo di mangiafuoco. So che può sembrare tutto molto turistico ma chi stato in India sa che il primo impatto non è dei più facili e soprattutto all’ inizio si tende a stare protetti nel proprio nido. La mattinata del 4 giorno è trascorsa su nel forte della città, dove siamo saliti in groppa a un super elefante che ci ha portati fino all’ interno dell’ antico palazzo, ridendo come pazzi nel vedere come dei signori spagnoli si facevano convincere da giovani indiani a comprare statuette di legno del valore di 1 euro partendo da 50 euro. Li prendevano per sfinimento. Il forte di Jaipur veramente meraviglioso, il tempio della dea Kali, e l’ immensità del luogo ci hanno stupiti: peccato che gli indiani non abbiano proprio il dono di avere cura dei propri beni culturali ma vai te a insegnarglielo. E nel pomeriggio abbiamo deciso di rompere il ghiaccio e partire avventurosi, guida in mano, per la scoperta della città, dopo ovviamente un momento di riposo e di buona cucina da Niro nel centro di Jaipur. Rompere il ghiaccio vuol dire decidere di immergersi nel caos più totale
delle strade indiane, con gente che ti chiede in continuazione qualcosa, gente curiosa che ti guarda, ma soprattutto stando attenti a non farsi investire da qualche mezzo strano che passava a tutta velocità per la strada, mucca, macchina o tuk tuk, visto che indistintamente loro vanno dritto e chi si deve togliere sei sempre tu. Ci siamo sentiti finalmente integrati nella vita cittadina dell’ india, curiosi di guardare tutti i ne
gozietti di spezie, tessuti e cianfrusaglie, entrando in contatto con un mondo così diverso ma proprio per questo ancor più vogliosi di approfondirne la conoscenza. Se vi piacciono le pietre preziose, Jaipur è il posto giusto e vi consiglio di andare negli ingrossi, dove costano di meno e hanno molta più scelta.

Fine prima puntanta.

http://www.theparkhotels.com/park/newdelhi/hotels/index.html

http://www.hotelgrandimperial.com/

http://www.hotelnarainniwas.com/